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Abbiamo letto con attenzione l'intervista apparsa oggi (06/06/2017) sulle pagine milanesi di la Repubblica e in qualche modo vogliamo rispondere.
La nostra è una vicenda che si sta trascinando da più decenni e, oramai, i racconti si sovrappongono in molte e diverse interpretazioni che ne rendono la ricostruzione storica molto fumosa.
I nostri rapporti con le istituzioni e con la proprietà sono comunque sotto gli occhi di chiunque in questi anni abbia guardato al Leoncavallo con un minimo di oggettività.
Desta quindi sorpresa l'accusa fatta da uno dei più famosi gruppi immobiliari milanesi, a noi, di costituire un'attività economica basata sul profitto.
Fin dall'inizio ci siamo preoccupati di sopperire a una quantità di bisogni cui le amministrazioni che si sono succedute non sono riuscite a dare mai piena risposta. Lo abbiamo fatto in anni in cui la forza del movimento pareva inarrestabile, abbiamo proseguito e superato tutte le stagioni fino a oggi facendo i conti con una precarietà che non è solo la nostra, ma è quella stessa delle generazioni che da sempre ci attraversano. Con umiltà ci siamo auto organizzati e abbiamo messo in campo quello che potevamo, in termini di servizi, di cultura e di formazione collettiva, perché l'unica ricchezza che vantiamo è la cooperazione sociale, sempre con la spada di Damocle di uno sgombero che incombeva su tutte le attività, un ostacolo non da poco. Ecco cosa è il Leoncavallo, uno Spazio Pubblico Autogestito, dove una comunità in continua trasformazione non fa affari, ma produce e condivide sapere, strumenti, risorse, spazi e opportunità e per questo abbiamo ricevuto nel corso dei decenni da istituzioni, associazioni, gruppi politici e semplici cittadini riconoscimenti e attestati di stima. Dai soliti noti i soliti attacchi.
Con Giuliano Pisapia, il sindaco che ha battuto dopo anni a Milano la peggiore destra di potere del Paese, le istituzioni comunali e la proprietà pareva avessero trovato un accordo basato sullo scambio di proprietà. Alla notizia pensammo si fosse vicini a una soluzione, ma così non è avvenuto: la destra della città e parti della sinistra, pur lontane da noi si dichiararono contrarie. A Giuliano Pisapia è succeduto Beppe Sala che in campagna elettorale ha dichiarato di volere proseguire sulla strada della trattativa. Questo al momento è ciò che noi sappiamo. Mai una volta né con l'amministrazione precedente, né con quella attuale abbiamo preso parte a tali trattative che, d'altro canto, contiamo siano in essere.