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Ecco, un po’ ci aspettavamo che che sarebbe finita così, anche se chi non frequenta con assiduità le lotte antiproibizioniste si sarebbe aspettato una legalizzazione imminente.

Da Cantone al Siulp, da Roberti a Woodcock, ognuno con personali sfumature, si erano espressi favorevolmente alla legalizzazione della marijuana e dei suoi derivati. Eppure oggi tutti scrivono che è passato il testo del PD “perché il tema è ancora troppo divisivo”!

Il testo del Partito Democratico (che non comprende nemmeno la coltivazione per uso personale ai pazienti) si sovrappone a quello già esistente per l’uso terapeutico tanto che il ministero della Salute avrebbe già potuto esercitare, senza alcun nuovo intervento normativo, un allargamento della varietà coltivabili in base ai loro molteplici principi attivi con una migliore fruizione e reperibilità della cannabis terapeutica.

Insomma sembra proprio che sia inutile guardare agli esempi oltre oceano, dove in un anno siamo passati da cinque a otto Stati americani, dove oltre che legalizzarla hanno rimpinguato le casse pubbliche. Il Canada si appresta a regolamentarla come ha fatto l’Uruguay e la Jamaica così come in Sud Africa, Zambia, Colombia la coltivazione personale non è reato. Anche in Europa molte sono le varianti tra depenalizzazione e/o legalizzazione.

Nessuno di questi casi è stato d'esempio per la Miotto e il suo partito. Ma cosa aspettarsi in un Paese che grazie alla legge Minniti utilizza il DASPO per due ragazze che chiacchierano per strada e vengono tacciate di adescamento? Un Paese in cui non si vuole regolamentare il fine vita o approvare la proposta dello Ius Soli ma si prendono voti alle primarie facendo partecipare gli stranieri con permesso di soggiorno senza farli votare quando sarebbe veramente importante? Ecco, con la legge Miotto si è verificato ciò che già era successo con quella sul Reato tortura e quella sulle Unioni civili: manca sempre qualcosa e quando si arriva al dunque si vanificano gli sforzi di chi si impegna in battaglie di civiltà.

Il passo successivo sarà a settembre con la scadenza per la presentazione degli emendamenti. Per quanto ci riguarda, noi qui siamo e qui restiamo: il nostro obiettivo è quello di uscire da un'arretratezza in materia di diritti civili difficilmente riscontrabile in altri Paesi occidentali. La lotta riprenderà già all'inizio del mese di ottobre con la tradizionale festa del raccolto, con i dibattiti, i concerti e la quotidiana azione informativa.

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