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La prima occupazione, il 18 ottobre 1975, fu di un piccolo stabile di via Mancinelli, nella periferia nord-est della città, ad opera di alcuni "Comitati di Caseggiato" (in particolare di Casoretto e Lambrate), dei collettivi anti-fascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo. Erano quindi rappresentate un'ampia gamma di ideologie, dagli "ex-cattolici" libertari ai Marxisti-Leninisti. L'edificio, precedentemente utilizzato da tre aziende, era in stato di abbandono da anni. Solo una volta entrati nello stabile gli occupanti si resero conto dell'enorme magazzino abbandonato adiacente, di oltre 3600 m², che si affacciava su via Leoncavallo e che divenne sede del centro sociale fino al 1994.

Nel piano regolatore del 1975, su pressione del Consiglio di zona, l'area avrebbe dovuto essere sottoposta a vincolo per "servizi collettivi", ma per un "errore" la variazione non comparve nella prima versione del documento, successivamente rivisto con l'introduzione del vincolo.

Il Leoncavallo si profilò quindi come una realtà di importanza cittadina ma fortemente radicato nel quartiere, in particolare all'ampia componente operaia di questo. La periferia nord-est di Milano era infatti sede di moltissime fabbriche e veniva considerata una estensione cittadina dell'area di Sesto San Giovanni definita la "Stalingrado d'Italia". Un certo grado di dialogo con le istituzioni si venne a creare, in particolare con le realtà del quartiere e con esponenti del PSI.

Le prime attività che furono realizzate dopo la pulizia ed il restauro della struttura, oltre ai concerti ed ai laboratori artistici ed artigianali, furono una stamperia per il materiale di controinformazione, l'allestimento di un capannone a teatro per alcune compagnie teatrali, la realtà femminista "Casa delle donne", la "Scuola Popolare" per permettere di giungere alla Licenza media i lavoratori. Fu inoltre trasmessa dal 1978 al 1980 la radio libera Radio Specchio Rosso.

Negli anni seguenti l'eroina divenne un'emergenza sociale sempre più grave nelle periferie milanesi ed al centro sociale venivano organizzate "ronde anti-spaccio" nel quartiere. Il 18 marzo 1978 vennero uccisi i due militanti leoncavallini Fausto e Iaio (Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci), a causa delle indagini sul traffico di eroina e cocaina nel quartiere che stavano portando avanti. Al centro sociale vennero stampati in una notte decine di migliaia di volantini, giunti in tutta Europa attraverso i canali del Movimento. Ai funerali, avvenuti due giorni dopo il sequestro Moro, parteciparono 100.000 persone. Fu deciso di sfilare con bandiere rosse e striscioni operai, ma senza i simboli dei partiti e dei movimenti. Da quel momento le madri dei due ragazzi ed altre donne del quartiere iniziarono a partecipare alla vita del centro sociale, dando vita al gruppo delle "Mamme del Leoncavallo".