Era lʼingrediente che mancava.
Ci ha pensato il Tartaglia Massimo da Cesano Boscone a creare condizioni più favorevoli per un giro di vite ulteriore sul già provato sistema delle libertà e dei diritti nel Paese.
Perchè, mentre Silvio Berlusconi, cui auguriamo una pronta guarigione, svolge la sua degenza si accumulano sul tavolo del governo una mole impressionante di provvedimenti che nel loro complesso disegnano unʼItalia dalla democrazia più tenue.
Ridefinire i meccanismi autorizzativi delle manifestazioni pubbliche, introdurre forme di controllo e censura nei social network, sancire limitazioni della libertà di manifestare sul modello di quanto già sperimentato contro la violenza degli stadi, di questo e altro si parla e, in parte, certamente si farà.
Tutto questo mentre artatamente si confondono lʼopposizione, il dissenso con la violenza, si mettono sullo stesso piano il fischio e il sasso.
Proviamo a indovinare su quale testa pioverà di nuovo la riproduzione del duomo in una città ricca di lanciatori istituzionalizzati. Possiamo andare a caso senza timore di sbagliare: zingari, negri e centri sociali.
Del resto alcuni sobri megafoni di maggioranza si sono già messi avanti, basta ascoltare radio Padania, nellʼistigare violenza e persino indicare nominativamente i bersagli.
Di più: cosa dobbiamo aspettarci un una città dove solerti amministratori seminano odio verbale nei giorni pari come nei dispari?
Ma Milano sta cambiando, anzi é già cambiata. Si è riempita in questi anni di una popolazione nuova, di generazioni nuove cresciute tra i divieti, le telecamere e le ordinanze ma che proprio per questo sono ormai immuni da quella fabbrica della paura che è rimasta lʼunica attività industriale di largo impiego. Capace di respingere quella spirale di violenza, reale e comunicativa, nella quale si tenta di trascinarla. Persino i dati delle ultime e successive tornate elettorali ce lo indicano.
Per questo non abbiamo paura e qua siamo e qua restiamo.
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