Mamme del Leoncavallo

 

Il gruppo delle Mamme antifasciste del Leoncavallo nasce all’indomani dell’assassinio di Fausto Tinelli e Iaio Ianucci, su un tam-tam partito in maniera spontanea e immediata dopo i fatti di via Mancinelli, si costituisce in associazione nel marzo del 1992 per diventare Onlus all’inizio del 2003. Il clima di intimidazione della fine degli anni Settanta e le numerose vittime di quel periodo avevano fatto risvegliare la coscienza antifascista di molte donne, alcune delle quali avevano vissuto l’orrore del fascismo, altre erano state partigiane, altre ancora sindacaliste, ma nella maggioranza dei casi erano madri di giovani frequentatori dei centri sociali. Nasce così un progetto politico destinato da un lato alla difesa dei figli dalla violenza e dalla repressione, dall’altro per promuovere iniziative di intervento nel sociale caratterizzandosi nella lotta all’eroina, per il diritto alla casa, alla salute e all’istruzione. La presenza delle mamme del Leoncavallo nelle piazze, alle manifestazioni e ai presidi assieme ai giovani del centro non è mai venuta meno. Tra gli impegni più rilevanti dell’Associazione c’è stato quello contro l’archiviazione dell’inchiesta sull’assassinio di Fausto e Iaio attraverso la controinformazione costante, l’interlocuzione con i giudici titolari che si sono avvicendati nell’inchiesta così da ritardarne l’archiviazione e mantenendone viva la memoria. Notevole anche l’impegno profuso nei confronti della popolazione carceraria che si era molto ingrandita per la presenza di numerosi detenuti politici. Con gli anni l’Associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo è diventata il simbolo stesso del centro sociale, ha intessuto rapporti con gruppi di donne e madri di tutto il mondo, (dalle storiche madri di Plaza de Mayo, alle donne in nero, alle donne contro la mafia), è stata presente in Chiapas come in Argentina, a Genova come a Porto Alegre all’interno dei più recenti movimenti contro la globalizzazione. L’Associazione delle mamme ha assunto un ruolo da garante del centro sociale occupato, è divenuta riferimento per le istituzioni nelle cause e negli sgomberi di questi anni, ha gestito le strutture e i servizi quali la ristorazione, ha svolto un lavoro di primaria importanza nell’accoglienza dei migranti organizzandone l’ospitalità all’interno del centro nei periodi di emergenza freddo, favorendone la regolarizzazione, istituendo corsi di italiano e occupandosi dei loro bisogni primari. L’associazione è tra i soci fondatori della Fondazione “La città che vogliamo” ONLUS, di recente costituzione, i cui scopi prevedono, tra l’altro la promozione della cultura giovanile e la tutela dei centri sociali.



Forum

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    31 gennaio 2008, di stefania

    Salve sono Stefania la mamma di Renato, ucciso a focene, da fascisti. Abbiamo costituito un comitato di madri e ci piacerebbe interagire con voi, di seguito un breve comunicato.

    un abbraccio Stefania

    il Comitato Madri Per Roma Città Aperta, nasce dalla paura di una madre che ha perso il proprio figlio per un’aggressione da parte di due giovani che si rifacevano proprio ai modi di pensare e di agire del fascismo violento, razzista e intollerante. Nasce dalla paura delle molte aggressioni avvenute nella città di Roma e della debole risposta delle istituzioni. Le madri del comitato si sono domandate cosa si potesse fare di costruttivo perché non potevano più tollerare altre morti né situazioni che diventavano sempre piu’ violente. Le donne, e le madri non vogliono figli uccisi, né desiderano lapidi alla memoria, piazze e vie intitolate. Le madri generano, e vogliono rigenerare le vite dei figli, spezzate dalle lame, spezzate sulle strade rincorrendo la precarietà del lavoro,come quella di Antonio, ad un posto di blocco, come quella di Federico, durante una manifestazione, come quella di Carlo. Vogliono rigenerare anche i sogni dei loro figli, spezzati da contratti non rinnovati, da spazi e case negate, dall’impossibilità di amarsi e generare. Le madri argentine hanno rigenerato la memoria dei figli scomparsi, le madri dei paesi violentati dalla guerra continuano a generare figli garantendo la vita ai popoli del mondo. Per questo il Comitato intende agire in prima persona con una frase d’ordine:

    RITORNO ALLA VITA

    Come ritornare alla vita?

    Impedendo che la nuova destra conduca le nuove generazioni, a cui sono stati tolti i sogni e taciuto o mentito su tante verità, verso l’intolleranza e la violenza razzista e fascista , armando giovani come gli assassini di Renato, di Dax, di Valerio, di Fausto, di Iaio, di Walter, di Ivo.

    Decidendo di prendere voce, diventare visibili e denunciare la pericolosità di questa nuova forma di fascismo. Nuova perche’ il fascismo, dopo la guerra, ha trovato “case” diverse che gli hanno offerto e continuano ad offrirgli ospitalità, che lo riaccreditano come “ cultura di destra”, permettendogli di adattarsi ai cambiamenti del nostro Paese.

    Chiedendo che Roma continui ad essere città libera e aperta rifiutando che sul proprio territorio possano attivarsi squadracce che si muovono contro i suoi stessi cittadini. Roma città aperta rifiutava nel 1943 la militarizzazione, rinunciando a mezzi difensivi e offensivi. Una condizione del passato che va riproposta oggi.

    Costruendo e percorrendo la via della convivenza perché Roma continui ad essere una città aperta e mai più luogo di vili aggressioni mortali, scontri, assalti.

    Comitato Madri per Roma Città Aperta

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